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Mary Wollstonecraft (1759 - 1797) è stata una filosofa, una scrittrice e soprattutto una fondatrice: la sua Rivendicazione dei diritti delle donne ha gettato infatti le basi del femminismo egualitario.
Abituata fin dall’infanzia a continui trasferimenti con il padre, alcolista violento e dedito al gioco in cerca di una fortuna che non conquistò mai, Mary ne fece in seguito uno stile di vita, prima per lavorare come educatrice e dama di compagnia, occasione per apprendere le consuetudini della buona società, poi per seguire compagni e amanti.
Autodidatta, fu introdotta nei circoli intellettuali della società londinese dall’amica Fanny Blood, con cui avviò due scuole che chiusero presto i barrenti, e dall’editore Joseph Johnson, con cui collaborò al mensile Analytical Review e che pubblicò il suo primo romanzo.
Nel frattempo, gli eventi della Rivoluzione francese inaugurarono dibattiti e controversie negli ambienti intellettuali d’Europa: la difesa dei princìpi della Rivoluzione infervorava gli animi di filosofi e scrittori. Nel 1792 Mary, già autrice di Pensieri sull’educazione delle ragazze, ultimò la Rivendicazione, in cui sviluppava la questione dei diritti delle donne nel contesto di quelli universali affermando, come gli illuministi, che fondamento di libertà è la ragione che va coltivata tanto dalle donne quanto dagli uomini. «Indipendente è l’essere che adempie ai doveri della sua posizione. Parlando delle donne in generale, il loro primo obbligo è verso se stesse, in quanto creature razionali». L’elemento centrale, secondo l’autrice, è dunque l’educazione: le donne devono essere istruite diversamente, spiega, orientate a un pensiero intelligente e a una solida moralità, non educate alla sottomissione e alle romanticherie da una frivola letteratura romanzesca che suggerisce loro come imbellettarsi per sedurre un uomo.
Quello stesso anno, dopo aver chiuso la relazione con il pittore Heinrich Füssli, a Parigi Mary conobbe Gilbert Imlay, fuggito dagli Stati Uniti e dall’Inghilterra per sottrarsi ai creditori. Con lui si trasferì a Le Havre, dove partorì la primogenita Fanny e terminò An Historical and Moral View of the French Revolution. Ma Imlay si allontanava spesso per affari, mettendo da parte Mary e facendola precipitare nel periodo oscuro nel corso del quale lei scrisse le lettere che compongono questa raccolta. Mary tornò a Londra dove tentò il suicidio gettandosi nel Tamigi, ma fu salvata. Riprese così a lavorare per la casa editrice Johnson e a frequentare il vecchio circolo intellettuale all’interno del quale ritrovò William Godwin che sposò dopo essere rimasta incinta, solo per mettere a tacere i pettegolezzi. Dopo il matrimonio, i due si trasferirono in due case adiacenti per conservare la propria indipendenza. Nell’agosto del 1797 Mary diede alla luce la secondogenita Mary, futura autrice di Frankenstein, ma le conseguenze del parto furono fatali per la madre, che morì pochi giorni dopo di setticemia.

Sono caduta nei giorni del male

Inserito il:22/02/2020 17:29:40
Ultimo Aggiornamento:25/02/2020 19:52:13
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